Sfortunatamente, ormai tutti sono a conoscenza dell’ultima follia chiamata Blue Whale: il caso mediatico è esploso in Italia a seguito di un servizio pubblicato dalla trasmissione televisiva Le Iene, dove si parlava del fenomeno nato in Russia sul web che avrebbe spinto diversi adolescenti al suicidio.

Un’inchiesta del genere ha generato una eco mediatica di dimensioni titaniche: le maggiori testate giornalistiche (italiane ed estere) hanno cominciato a parlare di gioco del suicidio raccontando anche dell’arresto del suo ideatore. Da qui l’effetto domino: la notizia che fa tendenza, la diffusione di ogni minimo particolare, le fake news, i casi di emulazione, le bufale su WhatsApp. Un caos più totale che ha reso sempre più difficile capire di preciso dov’è la verità.

Poi il fulmine a ciel sereno: i video utilizzati nel servizio trasmesso da Le Iene sono falsi. Lo ha ammesso lo stesso Matteo Viviani in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, anche a seguito dei primi dubbi sorti sul web, come il video del canale YouTube Alici come prima che smonta pezzo per pezzo le immagini mostrate nel servizio.

Ma allora è tutto falso? Le Iene hanno inventato tutto per fare audience? E i recenti casi di tentato suicidio? Cerchiamo di ricomporre i pezzi del puzzle, fare affidamento a blog più oculati e fare chiarezza una volta per tutte.

Per i pochi che ancora non conoscono il fenomeno partiamo col dire che la Blue Whale Challenge consiste in una folle sfida che viene proposta online da una persona chiamata “curatore”, il quale fornisce una lista di “prove” da effettuare in 50 giorni che culminano con il suicidio del partecipante.

Partiamo con ordine e cominciamo a capire come nasce il Blue Whale affidandoci al blog di Attivissimo che ha egregiamente riassunto la questione affermando che “secondo le indagini del giornalista Russell Smith, del collega debunker David Puente, di Know Your Meme, de Il Post e del sito antibufala Snopes, il mito del Blue Whale Challenge (BWC) è iniziato a maggio del 2016, quando la rete televisiva russa RT (Russia Today) ha trasmesso un servizio sui gruppi di discussione sul suicidio presenti sul social network VK”.

Secondo le loro ricerche, il fenomeno Blue Whale avrebbe cominciato a fare capolino nel corso dello stesso mese in un articolo della testata giornalistica russa Novaya Gazeta, la quale ha citato per la prima volta una “sfida” molto simile alla Blue Whale, affermando che almeno 80 su 130 suicidi giovanili avvenuti in Russia fra novembre 2015 e aprile 2016 erano collegati a ragazzi che utilizzavano la balena come nome o simbolo, anche se non si parlava espressamente del fenomeno come lo conosciamo oggi.

La risonanza di tali servizi ha cominciato a generare casi di imitazione e con il potere del Web il fenomeno del Blue Whale è diventato ben presto un vero e proprio pericolo. Come accennato poco fa, nel novembre 2016 fu arrestato il giovane Filipp Budeikin, accusato di istigazione al suicidio ai danni di alcune adolescenti. Ma anche in questo caso il Blue Whale non era stato menzionato dalla testata giornalistica RBTH: il ragazzo aveva gestito un gruppo su VK (un social network russo) dedicato al suicidio e da lì avrebbe adescato le sue vittime.

Ad ogni modo, le dichiarazioni sprezzanti di Budeikin sulle proprie vittime sono state riportate molti mesi dopo dai quotidiani inglesi come Daily Mail, Metro e dalla BBC e rilanciate anche in Italia proprio in concomitanza con il servizio svolto da Le Iene: alcuni quotidiani nazionali hanno contribuito a diffondere una notizia inesatta poiché la fonte russa affermava che il giovane si è dichiarato colpevole di istigazione al suicidio di almeno 16 ragazze, ma non è chiaro se quest’ultime abbiamo commesso il gesto estremo.

I quotidiani britannici hanno quindi contribuito a pompare il fenomeno senza approfondire le fonti russe e arrivando a ripetere più volte che il Blue Whale aveva causato oltre 130 suicidi, ma come riporta il blog di Attivissimo “i giornalisti che fanno indagini, come quelli di Radio Free Europe, hanno notato a febbraio 2017 che né i 130 suicidi né l’arresto in Russia sono stati legati concretamente al Blue Whale Challenge”.

Anche se nasce tutto da un enorme guazzabuglio di notizie inesatte ad oggi il Blue Whale è diventato praticamente realtà e la diffusione di notizie fake sommata alla divulgazione della lista completa delle sfide non ha certo giovato a fermare tale pazzia, ma ne ha solo aumentato il rischio di emulazione. Basti guardare i recenti casi accertati in Italia.

Come fermare tutto questo? Fornendo sì le informazioni necessare per tenere gli occhi aperti ed allertare i genitori, ma solo quelle davvero importanti, senza scendere in ogni minimo particolare e soprattutto evitando di sminuire il pericolo reale del fenomeno chiamandolo stupidamente “gioco”: con la vita non si scherza.

CONDIVIDI
FONTEFonte