Stati Uniti. La polizia dell’Arkansas è riuscita ad ottenere dalla magistratura un mandato per obbligare il colosso Amazon a rivelare le registrazioni di Echo, il suo dispositivo best-seller rinvenuto anche in casa di James Andrew Bates, un uomo accusato di omicidio.

L’azienda di Seattle ha rifiutato per ben due volte l’accesso alla polizia alla sua nuvola per il caso Bates. Le autorità di Bentonville hanno sequestrato il dispositivo provando ad estrarne i dati sperando in una sua accidentale attivazione e registrazione del delitto, ma senza successo.

Sembra che Bates abbia strangolato e ucciso il suo amico Victor Collins nel novembre 2015, dopo una serata a base di birra e vodka trascorsa con altri tre amici. La vittima era stata trovata senza vita nella vasca Jacuzzi dell’abitazione.

La polizia spera che Echo, che si basa su Alexa, un software di riconoscimento vocale, possa essere la chiave per incastrare definitivamente il colpevole. Il gadget di Amazon registra passivamente tutte le parole pronunciate nel suo raggio d’azione. Ovviamente, nessuna informazione viene inviata ad Amazon, ma quando il dispositivo sente la parola “Alexa” si sveglia e invia segnali al cloud di Amazon dove viene decodificato per offrire una risposta.

Il caso Bates è l’ultimo in un braccio di ferro tra autorità e i colossi hi-tech in merito alla privacy dei dati, il caso che ha scatenato maggiori polemiche ha riguardato Apple, la quale si è rifiutata di sbloccare un iPhone di proprietà del killer responsabile della strage di San Bernardino. In quel caso l’FBI stava per trascinare il colosso in tribunale quando infine i federali sono comunque riusciti a sbloccare l’iPhone con l’aiuto di terzi.