Sembra il titolo di una canzone: “The Third Thumb”; chissà, forse a qualche musicista potrebbe servire, sebbene certamente non a Jimi Hendrix, che la chitarra la suonava con tutto il corpo. Eppure la creazione di Dani Clode, uno studente del Royal College of Art di Londra (RCA), potrebbe trovare diverse applicazioni.

Il giovane inventore ha chiamato la sua creazione, una protesi stampata in 3D che fa esattamente ciò che suggerisce il suo nome, “The Third Thumb“: un terzo pollice indossabile in grado di aiutare il suo utente a portare più oggetti contemporaneamente o effettuare in modo più agevole operazioni quotidiane come spremere limoni o eseguire accordi complessi sulla chitarra.

Un dispositivo che sembra voler sfidare le idee convenzionali circa le protesi, che solitamente fanno pensare ad apparecchi creati solo per le persone con disabilità.

In un’intervista a Dezeen Clode afferma: “All’origine della parola ‘protesi’ c’era il senso dell’aggiungere per estendere, non del risolvere o sostituire; il terzo pollice si ispira a questa origine del termine, esplorando la sfera dell’accrescimento fisico dell’uomo e mirando a riformulare il concetto di protesi come estensioni del corpo“.

Il terzo pollice è comandato dal movimento dei piedi dell’utilizzatore, tramite dei sensori di pressione incorporati nelle sue scarpe; Clode ha scelto questo metodo di controllo per sfruttare le connessioni esistenti tra le mani e i piedi, che usiamo regolarmente insieme sia quando siamo alla guida di un’autovettura sia quando utilizziamo una macchina per cucire o suoniamo un pianoforte.

Per ricreare la gamma di movimenti forniti dai nostri pollici naturali, Clode ha utilizzato un filamento flessibile in plastica stampata in 3D chiamato Ninjaflex, ovvero un elastomero termoplastico (TPE) appositamente formulato che permette di stampare oggetti flessibili con proprietà elastiche. La cinghia del pollice sul lato della mano è collegata ad un braccialetto contenente fili e comandi, mentre due motori tirano in varie direzioni per far piegare le sue tre cerniere.

A completare “il terzo pollice” una membrana protettiva stampata in 3D ma dotata di una resina più rigida, che scivola sulla mano e sul polso per tenere il dispositivo in posizione; il tutto è collegato al pollice attraverso un sistema di cavi che Clode descrive come simile al freno di una bicicletta.

CONDIVIDI
FONTEFonte
  • Ottimo, la metti a uno a cui manca un pollice e va a pari!