Recensione Eclipse Charger da Native Union, dite addio al disordine dei cavi

Recensione Eclipse Charger da Native Union, dite addio al disordine dei cavi

Situazione nel 2018: terminata la giornata lavorativa, finalmente a letto, ma prima bisogna ricordarsi di togliere lo smartwatch dal polso e metterlo in carica, insieme ovviamente allo smartphone e al tablet, importantissimo per il giorno successivo. Un’occhiata dietro al comodino, trasformatosi ormai in un cimitero per i cavi collegati ad una ciabatta ormai troppo vecchia per supportare una gestione tanto degna da alimentare tutti i dispositivi contemporaneamente. Da non tralasciare inoltre il probabilissimo intrecciamento che rende la situazione ancora più drammatica. Native Union ha cercato di rivolvere questa problematica, sviluppando un accessorio in grado di nascondere tutti i suddetti cavi, e rivelarli soltanto nel momento del bisogno. Stiamo parlando di Eclipse Charger, disponibile in vari materiali e colori.

Prima di procedere con la recensione completa però, è doveroso dare uno sguardo più approfondito alla confezione e al suo contenuto. Oltre, ovviamente, al prodotto in sé e ai vari manuali di istruzioni, troviamo anche un gancio e una coppia di viti, necessari per utilizzare l’oggetto in posizione verticale, anziché appoggiato su una superficie orizzontale. Tutto qui, nulla di più, non che se ne senta il bisogno.

Design, materiali e costruzione

Partiamo dal presupposto che Eclipse Charger è disponibile in diversi materiali, che influiscono ovviamente sul prezzo finale. Tutti i vari modelli però sono accomunati sostanzialmente dalle stesse funzionalità e costruzione. Si tratta infatti di un cilindro con delle dimensioni abbastanza accentuate. Nella parte inferiore soni presenti del leggerissimi LED che si illuminano in base ai comandi impartiti, che più tardi analizzeremo. A collegarlo alle prese a muro troviamo un cavo spesso, ricoperto da un tessuto intrecciato, resistente e capace di trasmettere sicurezza durante l’alimentazione di ben tre Device contemporaneamente. 

Al centro è possibile notare un ulteriore cerchio che va a nascondersi all’interno del corpo e ha il delicato compito di conservare tutti i cavi senza danneggiarli rendendo comoda l’eventuale rimozione. Può essere completamente staccata dall’oggetto, in modo da garantire una più semplice istallazione. Ovviamente il tutto è pensato per un utilizzo statico “da comodino”, di conseguenza tutte queste azioni andranno fatte soltanto la prima volta. Ogni anello, adibito alla protezione di un cavo, possiede al suo interno dei sottilissimi gommini, che creano l’attrito necessario per evitare che i vari cavi fuoriescano dalla propria postazione. 

Internamente è presente una zona costruita in plastica, nella quale trovano posto tre entrate USB di tipo A, o eventualmente due entrate USB di tipo A e una di tipo C. Esiste infatti una sorta di “switch”, anch’esso in plastica, che nasconde appunto una Type-C, comoda sopratutto per gli smartphone Android di ultima generazione o per i MacBook 12” e MacBook Pro.

Tecnologia e funzioni

Eclipse Charger però non è solo comodità e design, il cuore dell’oggetto infatti è una tecnologia avanzata riconosciuta come Smart IC. Sostanzialmente si tratta di un meccanismo in grado di rilevare automaticamente l’input dei dispositivi collegati in modo che si carichi sempre alla massima velocità. La capacità supportata non supera i 7.8Amp, ciò si traduce in una imperfetta compatibilità con i portatili di casa Apple. La stessa Native Union infatti afferma che i MacBook verranno alimentati lentamente soltanto in stand-by, mentre in caso di utilizzo, la ricarica verrà temporaneamente sospesa. I circuiti appositamente progettati per Eclipse Charger sono in grado di garantire protezione da sovracorrente, protezione da sovratensione e protezione da cortocircuito, il che si traduce in garanzia non solo per gli utenti ma anche per i Device collegati.

Ma come funziona? E in che modo appaiono i cavi? L’utilizzo del prodotto è basato sostanzialmente sul tocco nella superficie superiore, quella che precedente è stata smontata per operare l’inserimento dei cavi. Con un solo “colpo” si attivano i LED inferiori, che non dispongono di elevata potenza, ma comunque abbastanza visibili nelle ore notturne. Il loro compito non è quello di illuminare la stanza, ma soltanto di rendere nota la posizione dell’oggetto e semplificarne l’utilizzo. Con un doppio Tap invece, il meccanismo interno solleva il “coperchio” superiore rivelando quindi tutti i cavi installati. A questo punto basterà semplicemente srotolarli e richiudere il tutto con un ulteriore doppio Tap. A parole potrebbe risultare macchinoso e sconveniente, ma per esperienza personale vi assicuro che permette di risparmiare tempo ed evita confusione su ogni superficie. 

Come già accennato in precedenza è possibile scegliere di collegare sia cavi con uscita USB di tipo A che di tipo C, ma purtroppo quelli più spessi, che permettono in genere una carica rapida, vanno ad occupare forse troppo spazio nell’anello interno, rendendo l’inserimento di ulteriori cavi all’interno. Tuttavia, ciò che sicuramente farà felici molti acquirenti, sarà scoprire che Eclipse Charger di Native Union, condivide l’alimentazione con tutti i dispositivo collegati in modo omogeneo. Ciò vuol dire che i Device si ricaricheranno alla massima velocità possibile, senza che magari lo smartphone abbia priorità sul tablet e viceversa. Forse l’unico “problema” da me riscontrato è il fatto che l’alimentatore del mio Apple Watch ha un’uscita ad induzione, troppo grossa per essere nascosta all’interno. Tuttavia, ho deciso di inserirlo comunque lasciando sempre visibile l’estremità e poggiandola sulla superficie esterna. 

Conclusioni 

Eclipse Charger di Native Union non è sicuramente un prodotto economico, visto che la sua versione base, con materiali relativamente più “scarsi”, ha un prezzo di 79,99€. La tecnologia installata al suo interno però giustifica tre quarti del costo totale, che sommata alla comodità esternata e alla sua capacità di ordinare la postazione di ricarica raggiunge tranquillamente il prezzo richiesto dall’azienda. Personalmente mi sono trovato ad utilizzare tutte le porte USB-A presenti, il che mi ha garantito l’invisibilità di ben tre cavi che avrebbero occupato praticamente tutto lo spazio a mia disposizione. Consigliarvi Eclipse Charger mi sembra scontato vista la qualità con il quale è costruito e la tecnologia che nasconde al suo interno, tuttavia credo che l’acquisto debba essere fatto solo nel caso in cui si senta realmente la necessità di fare ordine tra la miriade di cavi in possesso e se quindi ci si trova spesso ad alimentare più di due dispositivi contemporaneamente. Eclipse Charger di Native Union più essere acquistato su Amazon cliccando sul collegamento in basso.

Pagella Recensione

Valutazione

Design

Compatibilità

Dimensioni

Conclusioni

3.7

Eclipse Charger di Native Union è un prodotto di nicchia che però potrebbe fare la differenza se si possiede un elevato numero di dispositivi da caricare ogni sera. Il suo compito principale è ovviamente quello di fare ordine sulla vostra postazione, senza però rinunciare ad una ricarica omogenea verso tutti i Device collegati. Unica pecca, la parziale compatibilità con i MacBook, ma alimentare un computer non è di certo così facile. Consigliato? Si, ma soltanto se se ne sente davvero l'esigenza