Qualcomm Snapdragon Wear

La <<nuova era degli smartwatch>> porta il nome di Qualcomm Snapdragon Wear, che promette un non trascurabile salto generazionale rispetto alle attuali soluzioni presenti sul mercato e concernenti il particolare segmento degli indossabili. Un progetto ufficializzato in data odierna e strutturato secondo i paradigmi di Snapdragon Wear 2100, nello specifico l’ultimo processore creato ad arte dal produttore americano e destinato a rimpinguare non soltanto le nuove proposte di <<orologi intelligenti>>, bensì più in generale smart band, smart eyewear e smart headset. Qualcomm mira a rianimare un settore ancora statico – seppur in auge, come confermano gli ultimi dati – ed ancora ancorato, per converso, al datato chipset Snapdragon 400, traslato mestamente da vecchi smartphone (di fascia bassa) a gran parte degli indossabili equipaggiati con Android Wear.

Il progetto Qualcomm Snapdragon Wear vede dunque nel nuovo processore etichettato con il quantomeno inusuale numero <<2100>> la sua prima incarnazione. Il patner di punta del produttore americano sarà LG, il primo brand che farà uso e consumo del particolare chipset, in ossequio a proposte pronte ad esser ufficializzate <<entro la fine dell’anno>> (in soldoni, nessun nuovo smartwatch è atteso in concomitanza con il Mobile World Congress 2016 di Barcellona). Ad ogni modo, le caratteristiche salienti dello Snapdragon Wear 2100 possono esser riassunte in quattro parole chiavi:

  • Dimensioni. Il salto generazionale della nuova piattaforma è subito evidente, allorché è più piccolo del 30% (con buona pace per chi ama sfoggiare al proprio polso accessori sottili) e più parco nei consumi del 25% rispetto all’attuale Snapdragon 400.
  • È altresì corroborato da sensori più moderni e precisi.
  • Connettività. Di concerto al nucleo duro della CPU, saranno presenti modem 4G LTE con GNSS integrato e moduli WiFi e Bluetooth.

L’ultima caratteristica potrebbe rappresentare in effetti un notevole passo in avanti per il settore degli indossabili, ad oggi ancorati all’esperienza d’uso ed alla necessaria presenza di uno smartphone. Sdoganare dispositivi del genere in virtù dell’implementazione di connettività dati equivarrebbe, secondo il pensiero che può esser tratto dalle peculiarità di Qualcomm Snapdragon Wear, rilanciare ulteriormente un mercato in fermento e far da traino alla ferma convinzione – ad oggi messa in penombra – che smartwatch ed affini possono esser utili. Molto più di adesso.

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