Terminata nei primi anni novanta, la produzione su larga scala di dischi in vinile (in Italia, da romantici quali siamo, è progredita fino al 1993), vede una rinascita a partire dalla seconda metà degli anni duemila, principalmente come prodotto di nicchia, per gli amanti degli oggetti “cult”.

L’ellepì, come lo si chiamava allora, dalla sigla in inglese LP “Long Playing”, in barba alle più nefaste previsioni sta tornando in auge: in un’era dove la musica digitale domina lo streaming, strano ma vero, è il vinile a crescere! I dati di consuntivo 2011 stilati dall’istituto Nielsen SoundScan segnalano, per gli LP in vinile, un aumento da 2,8 a 3,9 milioni di pezzi venduti negli USA.

Ora Sony intende riprendere la produzione dell’LP in una fabbrica a Sud Ovest di Tokyo (la registrazione dei primi album in vinile è stimata intorno a marzo del 2018), ma la società confessa di avere incontrato non poche difficoltà nel reperire gli ingegneri; d’altra parte, chi può inserire tra i requisiti del CV di oggi “esperto nella produzione di vinili”? Figli di tutt’altra tecnologia i nuovi esperti del ramo.

Una chicca: fu la Quinta sinfonia di Beethoven ad essere diffusa nel 1931 dalla casa discografica RCA Victor che distribuì il primo LP della storia, fino al 1948 quando la Columbia Records negli Stati Uniti d’America creò ufficialmente su larga scala il nuovo formato, come evoluzione del disco a 78 giri.



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