Già dal mese scorso circolava su Facebook l’ennesimo messaggio bufala che prendeva di mira un ignaro utente – reale o meno – “colpevole” di essere un hacker dai fantomatici superpoteri in grado di infettare il PC di un utente con una semplice richiesta di amicizia.

Questo il contenuto del messaggio divenuto virale: “Dite a tutti i contatti della vostra lista di Messenger di non accettare la richiesta di   amicizia di Fabrizio Brambilla Lui ha una foto con un cane. È un hacker e ha collegato il sistema al tuo account di Facebook. Se uno dei tuoi contatti lo accetta, ti verrà attaccato anche a te, quindi assicuratevi che tutti i tuoi amici lo conoscano. Grazie. Inoltralo come ricevuto. Tieni premuto il dito sul messaggio. In basso al centro dirà in avanti. Fai clic col tasto che fa clic sui nomi di quelli presenti nella tua lista e lo invierà”.

Come specificato più volte in articoli simili, una semplice richiesta di amicizia non può trasmettere alcun virus: nemmeno l’hacker più esperto del mondo potrebbe violare la sicurezza di un computer o di un qualsiasi dispositivo richiedendo soltanto l’amicizia tramite Facebook.

Una simile assurdità non ha difatti richiamato la nostra attenzione, fino ad oggi: tale messaggio si è diffuso così intensamente da superare i confini del social blu per approdare addirittura su WhatsApp con lo stesso testo o con varianti riadattate per l’occasione, un po’ come la bufala sul “Signore Oscuro” che spia gli utenti tramite lo smartphone (tutti i dettagli a questo link) o come “La chiamata che contiene un virus” (link all’articolo).

Anche in questo caso ricordiamo che rispondere ad una chiamata o ad un semplice messaggio WhatsApp non può in alcun modo infettare il proprio dispositivo da nessun tipo di virus, malware o applicazione malevola, a meno che non si scarichi qualche allegato sconosciuto che dovrebbe comunque essere installato all’interno del dispositivo.

Tali messaggi sono vendette provocate da utenti dalla psiche instabile e sicuramente infantile, che non riescono a capire che un simile atto è considerato in tutto e per tutto come un reato di diffamazione atto a rovinare la vita della vittima, che si ritroverà sommersa di insulti gratuiti da parte di sconosciuti poco informati (ricordiamo il caso del giovane Alfredo di Parma, tutti i dettagli nell’articolo disponibile al seguente link).

Va ricordato, infine, che chiunque contribuisca a diffondere simili fandonie ai danni di ignari utenti è colpevole del medesimo reato.

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