La Casa di Carta: recensione della serie tv Netflix

La Casa di Carta: recensione della serie tv Netflix

La Casa di Carta (La Casa de Papel) è tra le serie tv più chiacchierate, discusse e gettonate del momento; la troviamo distribuita su Netlix, divisa in due parti: la prima è stata rilasciata il 24 dicembre dello scorso anno, la seconda il 6 aprile 2018. In tutto sono 22 puntate, della durata di 45-50 minuti ciascuna, incentrate sul più grande colpo che sia mai stato realizzato, inteso anche nella sfera cinematografica e televisiva, ovvero il colpo alla zecca di Stato di Madrid. Non si ruba niente a nessuno ma vengono sfruttati macchinari appositi per produrre un numero di banconote da 50 euro per arrivare a una somma totale di 2,4 miliardi di euro. Abbiamo in primo piano il professore Salvador Martin, a capo dell’intera operazione, che guiderà una schiera di spregiudicati delinquenti (ma solo in apparenza) che si inventeranno degli alter ego facendosi chiamare con nomi di città, come ad esempio Helsinki, Oslo, Mosca, Tokyo, Nairobi, Berlino, e via dicendo.

personaggi 1

Questo elemento spicca subito partendo dal prologo, catturando l’attenzione nell’immediato. Una serie che ti porta a tifare per i cattivi (non si può fare altrimenti, ndr) poggiandosi quasi interamente sul carisma dei protagonisti. Vi sono una serie quasi infinita di colpi di scena e deviazioni a livello narrativo che portano a non dover più distinguere il bene dal male, con un piglio questa volta molto più commerciale e ad ampio respiro rispetto ad altre produzioni del mei genere, facendo risultare il tutto assai intrigante, travolgente… azzarderemmo “irresistibile”. Oltre al carisma di figure chiave che rimarranno scolpite nella mente, la struttura narrativa si districa in un’alternanza quasi ossessiva di punti di vista: il piano condotto dall’interno e il piano condotto dall’esterno, colui che manovra i fili con coloro che vengono manovrati. Un gioco sostenuto da posizioni, cambi di scena differenti, sostenute da varie fasi del piano dal ritmo decisamente indiavolato. Ciò che colpisce de La Casa di Carta è la presenza di attori provenienti da dimensioni estranee al genere, come quello principale che interpreta il “Professore”, prelevato direttamente dalla telenovela spagnola “Il Segreto”. Qua avviene un cambio di format netto, un format alternativo dall’impronta marcatamente internazionale che vuole far breccia nell’immaginario collettivo. Un dramma incentrato su una rapina che non conosce praticamente tempi morti ma dove si assiste a un fiume in piena di colpi di scena destabilizzanti di cui si fatica a tenere il conto. Parliamo ora dell’abbigliamento dei rapinatori: tuta rossa e una maschera di Salvador Dalì. È un’idea folgorante… poi se pensiamo al “Professore”, che si farà chiamare Salvador, e all’ispettrice Raquel Murillo a capo del team delle forze dell’ordine che dovranno sventare la rapina, allora si rasenta la genialità pura.

personaggi 2

Gli autori de “La Casa di Carta” hanno capito come avventarsi prepotentemente su un pubblico medio anche a livello di impatto visivo: il design dei personaggi si mostra fin da subito, infatti, irriconoscibile ma dotato al contempo di una sua identità. In certe parti si cade nello stucchevole, con un dramma caricato e pompato all’inverosimile tipico delle serie spagnole, ma andando avanti ci si farà l’abitudine, anche perché questo aspetto tragico non si presenterà moltissime volte bensì il tutto verrà calibrato alla perfezione, focalizzandosi di più sulla rapina e sui vari piani che i protagonisti mettono in atto. Ma quello che al pubblico interessa maggiormente è “riusciranno nell’intento?” “Il colpo andrà a segno oppure no?” Cosa che non si saprà mai fino agli ultimissimi minuti finali. Per quanto riguarda invece le storie d’amore nate tra i protagonisti, quelle tra Rio, Tokyo e Berlino non sono particolarmente degne di nota, mentre una bellissima coppia è quella invece di Denver e Stoccolma per cui (almeno personalmente) desideravo il lieto fine. Alla fine gli autori hanno soddisfatto anche questa richiesta.

bella ciao

Per non parlare del delirante spazio riservato al già accennato rapporto fra il “Professore” e l’ispettrice Raquel, molto intenso e ottimamente delineato, specialmente nella seconda parte, quando arriva un colpo di scena allucinante che personalmente mi ha costretto a mettere in pausa il video per capacitarmi dell’accaduto: il “Professore” si era travestito da clown per infiltrarsi senza destare sospetti nell’ospedale in cui giaceva il collega di Raquel, in coma e a un passo dallo scoprire la sua vera identità, allo scopo di indagare sulle condizioni di salute dell’uomo. Subito dopo questa vicenda avviene l’incontro al bar tra il Professore e Raquel, che rinnovano le promesse d’amore che si erano fatti all’inizio della loro storia. Ma come si può prevedere un sentimento così importante? Eppure era rimasta un’incognita durante l’ideazione del piano: l’amore che può emergere e scombinare le dinamiche senza lasciare libertà d’azione alcuna. Insieme agli innamoramenti tra i vari personaggi vi è anche una profonda stima reciproca fra i componenti del gruppo, oltre che un padre che vorrebbe il meglio per i propri figli e riservare loro un futuro roseo. A questo proposito citiamo anche il Professore e Berlino, animati da uno spiccato senso del dovere e pronti a proteggere la propria patria e a liberare gli oppressori da un sistema bancario fallibile e scomposto con tanto di “Bella Ciao” in sottofondo, canto popolare strettamente legato al movimento partigiano italiano, che ci fa trovare di fronte a una serie dal ritmo serrato ma anche da un’anima percepibile che fuoriesce tra le righe della sceneggiatura. La Casa di Carta è una tra le migliori serie tv mai viste negli ultimi tempi, una bomba atomica di trovate vincenti e twist da capogiro. Uno dei migliori personaggi è sicuramente il Professore, profondamente stimato per la sua dedizione e la sua compostezza: un uomo che è riuscito a mantenere la fede nel proprio obiettivo anche nei momenti peggiori in cui chiunque avrebbe gettato la spugna.

Pagella Recensione

Valutazione

Regia

Sceneggiatura

Fotografia

Recitazione

Sonoro

Emozione

Conclusioni

4