ICE (In Case of Emergency)

Cosa significa ICE (In Case of Emergency)? Non è una raccomandazione ufficiale dell’autorità sanitaria, ma un suggerimento utile che mettere in pratica potrebbe col tempo tradursi in una prassi collettiva, e rivelarsi di grande efficacia.

Andiamo a vedere di cosa si tratta.

L’autore dell’iniziativa è Bob Brotchie, un paramedico inglese che circa 10 anni fa ha elaborato un sistema che, nel caso in cui un individuo venga rinvenuto privo di sensi a seguito di un qualsiasi incidente, possa facilitare lo staff di primo soccorso a identificare, tra le tante voci della rubrica del cellulare del soggetto in difficoltà, un recapito UNIVOCO da convocare immediatamente sul posto e che possa eventualmente fornire tutte le informazioni mediche di cui sia in possesso, utili a gestire l’intervento.

Il numero in questione andrebbe registrato sotto il nome ICE, acronimo dell’espressione “In Case of Emergency”. Sarebbe inoltre raccomandabile rendere disponibili più contatti di emergenza e non uno soltanto, nel caso in cui quello designato risultasse irreperibile. Il suggerimento è quindi quello di creare più pseudonimi, magari aggiungendo alla sigla un numero progressivo che contraddistingua i singoli contatti (ICE1, ICE2, ICE3).

L’ideatore Brotchie, a suo tempo, ha cercato di convincere i maggiori produttori di telefoni cellulari a promuovere la campagna, suggerendo di aggiungere la voce ICE alle entries predefinite delle rubriche di tutti i nuovi cellulari. Tuttavia, nonostante le buone intenzioni, la proposta non è mai stata implementata a causa delle reazioni contrastanti da essa generate. Non tutti gli operatori del settore si sono detti, infatti, favorevoli all’iniziativa. Tra le perplessità il fatto che non necessariamente un addetto sanitario sia a conoscenza delle modalità di accesso alla rubrica di ogni marca e modello di cellulare, oppure che nel caso di un’emergenza il soccorritore debba concentrarsi sul ferito e non possa occuparsi del telefono, o ancora che quest’ultimo sia in tutta probabilità la prima cosa ad andare in pezzi in caso d’incidente.

Non essendo a tutt’oggi, dunque, ancora stato istituito alcun programma sanitario che ne sancisca formalmente il regolare utilizzo, al momento il personale di soccorso, che non è addestrato a cercare la sigla ICE all’interno di un cellulare, non sempre si avvale del metodo. Noi tuttavia, reputandola valida, auspichiamo che l’iniziativa possa nel tempo consolidarsi ufficialmente, e per questo riteniamo che valga la pena di diffonderla, e suggerirne l’applicazione, tra quanti ancora non ne fossero a conoscenza.

  • Io e i miei familiari lo usiamo già da due anni. Il problema è che così non puoi mettere alcun tipo di password di sblocco del telefono, altrimenti non serve.