Google Playstore

Google ha puntato, e di fatto è ancora così, davvero molto sullo sviluppo ed il lavoro di ricerca e finanziamento per la creazione di complessi algoritmi e strumentazioni che consentissero di estendere il concetto di intelligenza artificiale da applicare ai propri prodotti. Lo abbiamo visto attraverso l’implementazione di complessi motori di sintesi predittiva e con i nuovi miglioramenti introdotti nella gestione dei propri terminali Google Pixel Phone. Ma, a quanto pare, BigG non intende mollare la prese e, in ultimo, implementa le nuove tecnologie migliorative per l’efficienza nel settore di ricerca applicativa del proprio market Android.

La tecnologia sfrutta un’elaborazione delle parole all’interno del nome e della descrizione dell’app per interpretare i collegamenti e fornire in anticipo un resoconto preciso. Se si volesse cercare, tanto per fare un esempio pratico: Whatsapp, sarebbe possibile scrivere semplicemente “messaggistica” o “messaggi” per vedersi restituire l’argomento e, quindi, il riferimento all’applicazione senza nemmeno conoscerla.

Funzione che, come si è potuto intuire, si rende utile per dare evidenza a software di comprovata notorietà. Diverso, invece, il discorso per le applicazioni meno famose che, in tal caso, perderebbero di visibilità. Le reti neurali Google, in questo caso, giocano un ruolo importante e che assimila i concetti sulla base di una logica umana di fondo, benché ancora lontana dall’essere totalmente affidabile. Ottima idea.

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