Google contro la pirateria

Google contro la pirateria e dalla prossima settimana debutterà sul motore di ricerca un nuovo algoritmo che posizionerà i siti con contenuti pirati in fondo alla classifica dei risultati.

Google ha deciso di cambiare le strategie relative al proprio motore di ricerca, cercando di mettere un freno o quantomeno arginare il problema della pirateria, che porta le case di produzione quali BPI ed RCAA in primis, ad inviare oltre 40 milioni di segnalazioni all’anno su siti web con contenuti pirata, con la richiesta di rimuoverli totalmente dai risultati delle ricerche.

In realtà la scelta di Google non è quella di rimuovere questi siti pirata dalle classifiche dei risultati, ma bensì posizionarli in fondo (diventando praticamente introvabili, visti i potenziali milioni di risultati) e mostrando un avviso, tramite un pop up a schermo, consigliando agli utenti di utilizzare servizi legali, quali ad esempio Amazon, Spotify, SkyGo, per visualizzare o scaricare il materiale richiesto.

Google monetizza sempre

Se la mossa di Google di inserire un pop up con un suggerimento ad un servizio legale può sembrare una scelta sensata, le case di produzione in realtà non hanno gradito molto l’idea, in quanto la casa di Mountain View richiederà loro il pagamento di un quota, sicuramente non molto economica, per inserire il nome ed il link del servizio suggerito, andando così a monetizzare ancora una volta.

Sempre le case produttrici poi vorrebbero la rimozione completa dei siti pirata dal motore di ricerca di Google, ma la società ha dichiarato ufficialmente che non provvederà in tal senso:

“Anche per quei siti che hanno ricevuto il più alto numero di segnalazioni, le pagine segnalate sono di solito solo una piccola frazione del numero totale delle pagine sul sito. Sarebbe inappropriato rimuovere interi siti in queste circostanze.”

Google tiene ai propri utenti

Nonostante perciò la sezione Specified Domains di Google Transparency Report conti più di 7 milioni di segnalazioni per ognuno dei famosi siti pirati quali Rapidgator, 4shared e Dilandau, Google è certa che finché gli utenti li cercheranno, questi siti continueranno a vivere e rimuoverli dal proprio motore di ricerca, vorrebbe dire solo spingere potenziali clienti, verso altri motori di ricerca e come sappiamo, la casa di Mountain View non vuole perdere utenti ne guadagni, come quest’ultimo caso può ben dimostrare.