Facebook e privacy

Non c’è pace per Facebook, che dopo esser stata travolta dal caso scoppiato in America Latina – od almeno il vicepresidente del social network di Mark Zuckerberg, arrestato e poi rilasciato per non aver concesso agli inquirenti l’accesso ad alcuni messaggi scritti su Whatsapp legati ad un’indagine in corso – è costretta a far fronte a nuovi problemi giudiziari. A puntare il dito contro Facebook è stavolta l’Antitrust tedesco (il <<Bundeskartellamt>>), che ha aperto una inchiesta nella quale la privacy – tanto per restare ancorati alla controversia esplosa tra Apple e l’FBI nell’omicidio di San Bernardino – fa ancora la voce grossa: la preoccupazione, secondo il presidente del Bundeskartellamt, Andreas Mundt, è che il social network a tinte blu faccia abuso della sua posizione dominante sul mercato per imporre ai fruitori del servizio (leggasi gli utenti registrati su Facebook) delle condizioni di utilizzo dei dati personali reputati in netta controtendenza con quanto praticato invece dalle leggi a tutela della privacy.

Il social di Zuckerberg raccoglie infatti una gran mole di dati personali inerenti ai profili Facebook registrati alla piattaforma, ed a detta del presidente dell’Antitrust tedesco vi sarebbe un <<utilizzo>> dei dati medesimi in favore dei patner commerciali di Facebook, che accederebbero pertanto ai profili in base a mirate caratteristiche degli utenti registrati. Il Bundeskartellamt vuol dunque valutare <<se gli utenti siano sufficientemente informati di questa procedura>>, allorché la posizione dominante di Facebook potrebbe far scattare gli estremi per una violazione della libera concorrenza sul mercato.

La risposta del social network, affidata ad un portavoce, non si è fatta attendere e mira a stemperare i toni: <<Siamo convinti di aver seguito le leggi, ma collaboreremo con l’Antitrust tedesco per rispondere ai dubbi>>. Vedremo dunque in proseguo quale sarà l’epilogo del nuovo caso a sfondo privacy intentato contro la piattaforma controllata da Mark Zuckerberg, l’ennesimo dopo l’inchiesta del CNIL (la trasposizione francese del garante per la privacy italiano) avviata lo scorso febbraio.

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