Un tempo non molto lontano ci vedeva impegnati a coltivare le amicizie in modo selettivo: con pochi si condivideva un pensiero profondo, e con altri le conversazioni erano più leggere, ma sempre con un contatto reale. Facebook oggi sembra essere divenuto il primo nostro interlocutore cui rivolgersi appena svegli, alzi virtualmente la mano chi non lo fa, si cercano notizie si condividono pensieri, sembra di essere in tanti ma in realtà non è così. Di fronte a noi o lo schermo di un PC o il display del cellulare, in una solitudine che, finita la lettura, rimane.

I social network sono ormai  nelle nostre vite ed è ora di capire quanto questi abbiano un impatto su di essa. A tal fine ci sono stati studi di carattere prettamente sociale in un certo senso pensando al popolo dei fruitori del servizio, ma singolarmente l’impatto quale potrebbe essere, con quali risvolti umani ancora non si sapeva, la domanda se la sono posta alcuni ricercatori della Oxford University e della Bloomberg School of Public Health.

Per capirci qualcosa i ricercatori hanno analizzato i dati riguardanti 5208 adulti, considerandone il benessere, se questo è possibile da capire, in termini di salute fisica e mentale e rapportandola anche a dati fisici come la massa corporea dell’individuo, il tutto poi pubblicato su PubMed, un motore di ricerca gratuito, basato principalmente sul database MEDLINE di letteratura scientifica biomedica. I ricercatori volendo considerare i naviganti di Facebook hanno dovuto attenersi ai like, ai link condivisi con altri “amici”, agli aggiornamenti del proprio stato, quasi fossero reali azioni di vita. Lo studio effettuato dai ricercatori è durato 2 anni: gli utenti monitorati, quindi controllati, hanno provocato un risultato quanto mai spiazzante per chi pensa che faccia bene. Sembra proprio che il tempo dedicato a questa attività non faccia un gran bene al nostro benessere psicofisico (come potrebbe? stiamo seduti forse per ore) e anche alla soddisfazione che proviamo nella nostra vita.

I ricercatori hanno espresso poi le loro considerazioni affermando quanto segue: “Anche se siamo in grado di dimostrare che l’uso di Facebook sembra portare a una diminuzione del benessere, non possiamo dire come ciò si verifichi l’esposizione a immagini scelte con cura dagli altri porta a un negativo confronto con se stessi, l’enorme quantità di interazione può sminuire esperienze di vita vera, in realtà più significative e non sostituibili”.

A qualcuno verrà da pensare: “hanno scoperto l’acqua calda”. Per quanto Facebook offra a chi non può fisicamente muoversi un sostegno sostitutivo di una televisione con cui non si può interagire (e anche li ne vedremmo delle belle) il tempo trascorso in casa e non al sole, il contatto fisico, la mano di un amico che ti sfiora mentre ti parla, un sorriso, un abbraccio, beh Mark Zuckerberg ancora non lo ha inventato!