l fenomeno delle bufale online non provocano solo disinformazione ed ignoranza, ma possono rovinare la vita delle persone. In un solo click. O con un semplice messaggio inviato tramite WhatsApp. È quello che è successo ad un giovane di 24 anni, Alfredo Mascheroni, un barista di Collecchio, Parma.

Ne specifichiamo il nome e il cognome perché questo giovane uomo è rimasto vittima di una bufala enorme, completamente falsa e diffamatoria nei suoi confronti. In questi giorni su WhatsApp sta circolando il seguente messaggio: “Ciao per favore segnali questo profilo? È un bastardo che mando foto nude a tutti e pedofilo grazie dimmi se lo fai”, accompagnato dal link che riporta direttamente al profilo Facebook del giovane, ovviamente ignaro di tutto, fino a qualche giorno fa.

Lo scorso 6 maggio 2017 sarebbe stata una mattina come tante per Alfredo, ed invece si è ritrovato invaso da messaggi pieni di insulti su tutti i mezzi di comunicazione come Facebook e WhatsApp. Il ragazzo non si è lasciato prendere dal panico ed ha subito presentato denuncia alla polizia postale.

Ad ogni modo non sarà semplice risalire al responsabile, dato che quel maledetto messaggio è rimbalzato tra oltre 20mila utenti tra social e chat: “Su Facebook è comparso un post con la mia immagine e un link al mio profilo in cui si diceva che ero un pedofilo. Ho passato il weekend a leggere e rispondere a insulti e minacce. C’è stato chi ha chiesto le mie foto nude. I miei amici hanno cercato di difendermi ma qualcuno li ha accusati di essere falsi, dei finti profili inventati da me. Hanno tirato in mezzo anche con la mia ex fidanzata, scrivendo che stavo con una minorenne quando in realtà lei è più grande di me di quattro anni. Mi hanno scritto di tutto. Mi sono affidato ai legali. Gli articoli apparsi sui media e su diversi blog anti-bufale mi stanno dando una mano per riabilitare la mia immagine”, ha raccontato Alfredo in un’intervista a Repubblica.

“I clienti nel bar entrano e mi chiedono cosa è successo. In piazza, a Collecchio, qualcuno per scherzo ha gridato: ‘c’è il pedofilo’. Ho l’angoscia. Mio zio di 50 anni, che non usa facebook, al telefono mi dice: ‘Sei un pedofilo?’ Lo ha sentito dire in giro. Quello che posso fare è chiedere aiuto. Il social non ha colpe, offre un servizio. L’oggetto della comunicazione non è imputabile a loro. Certo ho capito che è un’arma, quindi dipende da come si usa. Nel mio caso è diventato uno strumento totalmente negativo. Vivo estraniato dalla mia attività lavorativa, attaccato al telefono. Ogni due, tre ore mi ritrovo con centinaia di messaggi e notifiche. Mi devo difendere. Mi è stato suggerito di cancellare il profilo, ma non voglio essere dimenticato, che qualcuno che mi conosce possa restare con il dubbio. Sono innocente, ma con un clic mi stanno uccidendo”, prosegue il ragazzo.

L’incubo è cominciato lo scorso 6 maggio, la storia è stata raccontata dalle maggiori testate giornalistiche circa 4 giorni fa. La vicenda dovrebbe essere finita per il meglio, eppure c’è chi ancora insiste nel perseguitare il ragazzo: lo scorso 13 maggio Alfredo si è ritrovato la vetrina del bar completamente ricoperta di insulti (foto in alto). Ad ogni modo il giovane non si è perso d’animo e ha pubblicato il tutto sul suo profilo Facebook, accompagnando gli scatti con la seguente didascalia “Vi ringrazio dal profondo del cuore per il vostro regalo notturno #IoMiVergognereiSoloApensarlo“.

Oltre ad essere una brava persona ed una vittima innocente di un’ignobile bufala, Alfredo si sta dimostrando un uomo molto forte, capace di avere il coraggio di denunciare il torto subito e camminare a testa alta. Non tutti avrebbero avuto la forza d’animo di reagire in questo modo.

Perciò attenzione: se avete partecipato a questa ignobile catena o ad altri messaggi simili in cui una determinata persona viene accusata di pedofilia o altri reati non vi resta che pentirvi di tale gesto e porgere le vostre scuse. Ricordate sempre di non essere mai complici nel diffondere tali accuse: la mossa più logica da fare in questi casi è segnalare il messaggio alle autorità che ne verificheranno l’attendibilità e provvederanno a fermare il responsabile di tali atti diffamatori.