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Sundar Pichai, CEO di Google, si schiera dalla parte di Apple sulla questione della crittazione dei file richiesta dall’FBI sugli attentatori della sparatoria di San Bernardino.

In particolare, il giudice federale coinvolto nel caso chiedeva l’obbligo, per Apple, di bypassare i codici di sicurezza dei dispositivi per poter permettere poi all’FBI di accedere ai dati sensibili. Secondo Pichai, però, permettere una tale manovra costituirebbe “un precedente pericoloso”, in quanto chiedere alle compagnie di rendere possibili azioni di hacking degli apparecchi e dei dati dei clienti non rientrerebbe nei canoni legali. Infatti, continua Pichai, “noi diamo accesso alle forze dell’ordine ai dati sulla base di ordini legali validi, ma qui la situazione è completamente diversa”. Parole, queste, a sostegno delle volontà di Apple di non fornire assistenza tecnica sul dispositivo coinvolto nel dibattito (iPhone 5 dell’attentatore).

Ci si aspetta, dunque, un approfondito ed aperto dibattito su questa importante questione. Apple, da tutta la vicenda, potrebbe comunque uscirne con un “grande spot pubblicitario“, soprattutto considerando un periodo storico dove il contenuto e il valore della privacy digitale aumenta di giorno in giorno.

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