Fra pochi giorni farà la sua comparsa Ubuntu 12.04 LTS Precise Pangolin. Per Canonical e Mark Shuttleworth il successo è sempre crescente e il numero di computer che utilizzano questa distribuzione Linux aumenta giorno dopo giorno. Si, ma… dove intende arrivare Ubuntu?

Per rispondere a questa domanda partiamo da quanto dichiarato qualche tempo fa in un’intervista rilasciata da Shuttleworth a Julie Bort; in quest’occasione Mark affermò “Ci aspettiamo di distribuire almeno 20 milioni di PC nel prossimo anno”.

20 milioni di PC, ovvero 20 milioni di copie di Ubuntu: un traguardo credibile e sicuramente alla portata di Ubuntu, anche se, come sempre, tocca ricordarsi che il numero di computer con Linux è pur sempre una frazione minima rispetto ai computer con MacOS X, e ancor più a quelli con Windows.

Ma il traguardo assume grande importanza se si considera che, al momento, secondo una indagine realizzata dalla stessa Canonical, solo lo 0,1% degli utenti Ubuntu ha acquistato il computer con il sistema pre-installato da produttori come Dell, System76 o ZaReason.
Gerry Carr, direttore delle comunicazioni in Canonical, ha affermato che questo è un problema che riflette la mancanza di prodotti disponibili sul mercato, una mancanza che si spera venga colmata, almeno su alcuni mercati, proprio nel corso del 2012, facendo in modo che molti altri produttori possano realizzare offerte di hardware con Ubuntu preinstallato.

Ma anche con queste ottimistiche previsioni di diffusione, esiste un bel problema da affrontare per Canonical: la profittabilità di Ubuntu. Red Hat è di recente riuscita a realizzare il suo primo miliardo di dollari di entrate, con un utile di almeno 150 milioni di dollari, grazie ad una filosofia di gestione molto diversa. Red Hat è una distribuzione open source e gratuita, ma tutto ciò che concerne il supporto, compresi gli aggiornamenti di sicurezza, sono a pagamento, mentre Canonical fa pagare solo l’assistenza tecnica, per cui mentre il modello di business di Red Hat è molto simile a quello di Microsoft, se si esclude il fatto che il software in sé non è a pagamento, quello di Canonical è molto più open.

Ma Shuttleworth con Canonical non cerca di creare una nuova Red Hat per incassare più soldi. Niente affatto: il suo modello è più quello di una novella Apple. Non ci credete? Eppure pensateci un po’: la nuova interfaccia Unity ha diversi punti di contatto con la filosofia della semplicità d’uso introdotta anni fa da Apple. Inoltre, Canonical ha di recente introdotto un servizio di musica online simile ad iTunes, ovvero UbuntuOne, che comprende la possibilità di sincronizzare file e memorizzare foto e documenti sul Cloud, proprio come iCloud.

Ancora, Canonical sta promuovendo l’Ubuntu TV, ovvero un sistema pensato per essere impiegato su quelle che vengono definite SmartTV, con alcuni modelli di TV attese al debutto entro l’anno.
A febbraio è stato inoltre rilasciato Ubuntu for Android (anche se richiede un processore dual core per funzionare) e nello stesso tempo Canonical si sta muovendo nel mercato dei film e di altri contenuti online da proporre ai propri utenti tramite accordi di licenza con le major. Infine, con Unity pronta per i device touch, pare che Canonical intenda produrre anche un tablet, che dovrebbe uscire dopo le Ubuntu TV. La visione per il futuro è quindi chiara: avere un raccordo continuo e senza interruzioni tra device mobili, desktop, TV e altri dispositivi, tutti con al centro Ubuntu. Se non è una piccola Apple questa…

Fonte notizia Hwjornal

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