Battlefield 1“, lo sparatutto ambientato nella Prima Guerra Mondiale, è appena approdato sul mercato ed ha già scatenato le polemiche più disparate nel Bel Paese.

Al centro delle critiche la missione denominata “Monte Grappa“, ambientata nell’omonimo luogo. Sebastiano Favero, presidente dell’Associazione Nazionale Alpini, si è detto piuttosto contrariato in merito alla scelta dell’ambientazione videoludica: “non ci sembra affatto il caso di trasformare un luogo sacro in un videogioco. Il Monte Grappa dovrebbe essere ricordato per il sacrificio di chi ha combattuto ed è morto lassù, dall’una e dall’altra parte, e non quindi essere riportato d’attualità in questo modo, con gente che spara e uccide, con sangue ovunque. Temi delicati, come quello della guerra, specie di questi tempi, vanno affrontati in maniera diversa e non in modi devianti come questo“, ha dichiarato.

Parole dure anche dal presidente della regione Veneto, Luca Zaia, il quale ha commentato: “È estremamente irrispettoso utilizzare, per un videogioco, il Monte Grappa che è stato, nella realtà, un teatro di morte e di sofferenza, dove caddero circa 23.000 uomini”.

Sul Monte Grappa virtuale, sono riproposte armi e situazioni con una filologia storica abbastanza accettabile per un videogame: il soldato italiano indossa la corazza Farina, utilizza il fucile Carcano Mod. 91 e altre armi dell’epoca.

Un’esperienza di gioco che ha trovato un’ottima accoglienza da parte dei videogiocatori, che si sono detti entusiasti del nuovo capitolo di Battlefield. Per molti, il titolo può far conoscere il ruolo del nostro Paese nella Grande Guerra, specialmente per gli adolescenti che spesso trattano l’argomento con ingiusta superficialità nelle scuole.

“Un prodotto ludico del genere, per i ragazzi può essere un richiamo di interesse per un’operazione educativa, a condizione che ad esso si accompagni la lettura di testi e la visita di luoghi storici e musei che consentano di scoprire i lati più drammaticamente umani della Grande Guerra, qui oscurati dal crudo realismo dei combattimenti”, ha dichiarato Giulio Casini, psicologo dell’età evolutiva.



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  • Fino a che era a Vietnam, Corea o casa di altri andava tutto bene poi la tragedia, l’ipocrisia non ha limiti.