Lo scorso venerdì 25 novembre, l’azienda del trasporto pubblico di San Francisco, la Sfmta/Muni, ovvero la Municipal Transportation Agency, è stata vittima di un attacco hacker di tipo ransomware, una particolare classe di malware che blocca la macchina e chiede un riscatto per sbloccarla, solitamente in bitcoin.

“Siete hackerati, tutti i dati criptati”, questo il messaggio comparso sui computer della società assieme a dei riferimenti per eseguire il pagamento con all’interno un indirizzo di posta elettronica con dominio di un provider russo.

Secondo i media statunitensi, gli hacker responsabili dell’attacco avrebbero richiesto un riscatto di 100 bitcoin, l’equivalente di 73 mila dollari, circa 66 mila euro al cambio attuale.

Circa duemila biglietterie automatiche sono andate in tilt a causa dell’attacco dei cyber criminali. In via precauzionale, sono stati aperti i tornelli per far viaggiare gratis i cittadini di San Francisco, nell’attesa di trovare una soluzione al problema. Un duro colpo economico per il Muni, specie se sarà costretta a sostituire l’intero sistema hardware e software: un costo decisamente più alto dell’eventuale riscatto.

Non è la prima volta che un ente pubblico è vittima di un attacco ransomware: agli inizi del 2016 l’Hollywood Presbyterian Medical Center fu messo sotto scacco da alcuni hacker che chiesero un riscatto iniziale salatissimo: 3,6 milioni di dollari. Dopo alcune contrattazioni il presidente della struttura ospedaliera decise di pagare, ma solo 40 bitcoin, ovvero circa 17 mila dollari secondo il cambio di allora.

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