L’accusa è di aver utilizzato una tecnologia di proprietà della University of Wisconsin-Madison in molti dei suoi dispositivi più popolari: Apple viola brevetti, costretta a pagare una multa da 234 milioni di dollari per risarcimento danni.

Si può dire che alla Apple non è andata poi tanto male: avrebbe potuto dover pagare una multa di almeno 862 milioni di dollari come risarcimento danni in una causa che vede il creatore di iPhone accusato di aver utilizzato una tecnologia di proprietà della University of Wisconsin-Madison senza permesso: tra i prodotti incriminati, risultano anche gli iPhone, l’iPad Mini e l’iPad Air.

Alla fine, dopo una rivalutazione del danno creato, per risarcire i danni per la violazione dei brevetti sui chip per la tecnologia mobile registrati dai ricercatori della University of Wisconsin, i giudici hanno deciso di ridurre la multa a “soli” 234 milioni di dollari.

Andiamo a vedere nel dettaglio, quali sono state le accuse rivolte alla Apple:

Il Wisconsin Alumni Research Foundation (WARF) ha citato in giudizio Apple nel Gennaio del 2015, sostenendo che i processori A7, A8, e A8X utilizzati in iPhone 5S, iPhone 6, e iPhone 6 Plus, erano stati sviluppati presso l’Università e brevettati nel 1998 . Alla prima istanza, l’Università aveva chiesto un risarcimento di  quasi un miliardo di dollari di danni.

Il giudice distrettuale William Conley, che ha presieduto il caso, come prima soluzione, dichiaro che il danno poteva essere risarcito per un massimo di 862,4 milioni di dollari per l’uso della tecnologia senza autorizzazione: la pena poteva salire se l’Università fosse riuscita a provare che la Apple avesse violato i brevetti volontariamente.

La decisione finale è stata presa dopo che i giudici hanno accertato la responsabilità e concordato il prezzo con i due avvocati delle parti. All’inizio Apple aveva cercato di respingere le accuse dell’università dopo l’apertura del processo di Gennaio:  negò ogni violazione sostenendo che il brevetto non era valido, secondo i documenti del tribunale. Nel mese di aprile, è stato chiesto allo US Patent and Trademark Office di rivedere il brevetto della WARF, ma la richiesta fu respinta.

Il WARF, descritto da Business Insider come uno dei “patent trolls più temibili” (Patent Troll è un termine usato per le aziende che acquistano brevetti per il solo scopo di concedere licenze ad altre aziende o utilizzandoli in cause contro aziende che presumono violare la loro proprietà intellettuale), aveva già avviato altre cause nel passato: nel 2008, aprì una causa contro Intel per l’uso della stessa tecnologia, con il caso che si risolse l’anno dopo.

Anche se Apple dovrà pagare 234 milioni di dollari per risarcire i danni, per il colosso di Cupertino non finisce qui: la Wisconsin Alumni Research Foundation ha citato in giudizio l’azienda di nuovo il mese scorso con l’accusa di aver utilizzato sempre la stessa tecnologia nei suoi nuovi chip A9 e A9X, presenti nelle ultime generazioni di iPhone (6s e 6s Plus) e iPad Pro. Carl Gulbrandsen, direttore generale della organizzazione non-profit WARF che ha citato in giudizio Apple, ha commentato :“Questo e’ un caso in cui il lavoro duro dei ricercatori di una nostra universita’ e l’integrita del sistema dei brevetti ha prevalso”, sottolineando che la Corte ha “riconosciuto il lavoro fondamentale fatto nel nostro campus”.

Apple non ha rilasciato commenti in merito, ma ha annunciato che farà ovviamente ricorso.

Per chi volesse più approfondimenti sul caso, quello in questione è il Wisconsin Alumni Research Foundation v. Apple Inc aperto presso la U.S. District Court for the Western District of Wisconsin, No. 14-cv-62.

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