Grandi società, grandi profitti “grandi evasioni“: anche Amazon al pari di grandi come Google e Apple, entra nel novero delle aziende beccate dalla Guardia di Finanza italiana. Anche se esistono sistemi definiti “panino olandese” o ” doppio irlandese“, per ovviare alla sgradevole incombenza del pagare il fisco italiano, Apple ha  dovuto elargire 318 milioni alle fiamme gialle per l’imposta sui redditi. Uno strapotere del sistema che permetterebbe di dribblare le tassazioni europee (anche quelle italiane), pagando le tasse dove conviene, ma guadagnando ovunque.

Il quinquennio 2009/2014 è quello che ha visto l’entrata dell’e-commerce in Italia fino al momento dell’apertura della P.IVA italiana, facendo chiarezza fiscale nell’azienda statunitense, infatti sono in arrivo ad opera delle Fiamme Gialle  le conclusioni relative a quel periodo di passaggio, con la presentazione di  verbali per una presunta evasione di Amazon Italia per  ben 130 milioni di euro.

Crescendo Amazon per la globalizzazione crescono gli utili (circa 700 milioni), crescono i profitti di Jeff Bezos, uno tra gli uomini più ricchi al mondo: tutto questo mentre secondo le indagini delle Fiamme Gialle italiane, l’azienda evadeva il fisco di 62,5 miliardi di dollari.

Le repliche di Amazon ovviamente non tardano ad arrivare tramite i vari uffici di Milano, dove brevemente si confermano le regole con cui “comodamente navigano” le multinazionali: si pagano le tasse a seconda delle leggi vigenti, la nazione in cui si opera, e considerare anche gli investimenti operati sul territorio, non confondendo inoltre la differenza sostanziale tra utili e ricavi.

Di certo si spera che la corsa all’automatizzazione spesso occhieggiata da Amazon (è in previsione un centro Amazon in provincia di Rieti con un utilizzo dei robot),non sia l’unico investimento che viene operato sul suolo italiano, che priverebbe molti dall’ingrato ma necessario obbligo del dover pagare le tasse, non avendo più lavoro.

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