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La diatriba ebbe inizio nel 2011 quando si sarebbe costituita una sorta di alleanza tra giganti tecnologici; nello specifico alcuni di questi tra cui Apple, Google, Intel e Adobe furono accusati di cospirare allo scopo di pianificare a tavolino la retribuzione dei propri impiegati, evitando così di sottrarsi a vicenda il personale lavorativo; l’intesa violava chiaramente le norme giuridiche anti-trust e sopprimeva ogni competizione tra aziende per aggiudicarsi gli impiegati. Poiché in seguito si unirono al ricorso ulteriori presunte parti lese, la causa iniziale confluì nel 2013 in una vera e propria azione di classe. Sembra che Lucasfilm, Pixar e Intuit si fossero infine accordate con una somma di 20 milioni di dollari, mentre le quattro aziende sopracitate andarono in giudizio nel mese di maggio. Al momento queste avrebbero proposto di negoziare anch’esse col versamento di 324,5 milioni di dollari, che però non avrebbero raccolto il consenso di tutte le parti in causa dato che la richiesta iniziale di risarcimento corrispondeva a 3 miliardi di dollari. Ancora non si sa se il Giudice incaricato, Lucy Koh della US District Court, approverà l’offerta.

La vicenda, comunque, offre un piccolo quadro di quelli che paiono i retroscena della politica adottata da Google in merito alla gestione dei propri lavoratori. Le informazioni riguardanti tale politica provengono da documenti che sarebbero stati pubblicati lo scorso venerdì dal Giudice Koh, e per i quali il colosso di Mountain View avrebbe presentato una richiesta di chiusura con sigilli poiché contenenti corrispondenza elettronica intercorsa tra i propri funzionari (alle prese con tentativi di Facebook di reclutare staff Google). Le email in oggetto annoverano messaggi di confronto diretto con cui gli addetti Facebook all’assunzione di personale vengono allontanati dagli impiegati Google, e controproposte di Google inviate a dipendenti propri dopo tentativi di reclutamento da parte di Facebook, a un’ora di distanza da questi ultimi. Sembra che le stesse testimonino persino procedure di reclutamento di impiegati Facebook eseguite personalmente dai co-fondatori di Google.

Dunque, a quanto pare, Facebook non solo non avrebbe mai aderito alla sospetta alleanza, ma sarebbe anche stato considerato dai giganti in questione una minaccia da tenere alla larga, per quel che riguarda/va la ricerca e assunzione di nuove giovani menti.

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